Nuove piccole ospiti!

Ciao a tutti!

Oggi vogliamo parlarvi di un alveare che “casualmente” abbiamo recuperato e inarniato dopo che nei giorni scorsi la famiglia Papavero ci ha purtroppo lasciati.

Diciamo “casualmente” perchè noi al caso ci crediamo poco. Infatti il giorno stesso che, aprendo l’arnia abbiamo constatato a malincuore la presenza solo di qualche favo vuoto, il nostro amico e mentore apistico Alessandro Pistoia ci ha chiamato chiedendoci se volevamo andare assieme a lui a recuperare una famiglia ben sviluppata in un meleto della bassa veronese.

Nonostante la levataccia mattutina, ci siamo armati di protezioni e con entusiasmo siamo partiti alla volta del meleto.

Al nostro arrivo la meraviglia!

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Una bella famiglia già ben sviluppata con favi carichi di scorte e covata, ci attendeva tranquilla nella fresca aria mattutina attaccato ad una bassa branca di un melo.

Dopo aver spruzzato l’alveare con succo di limone arrichito di oli essenziali di timo ed eucalipto per calmarle, abbiamo con calma e molta cura  tagliato il ramo principale e tutti i punti dove la cera saldava i favi all’albero. Per fare ciò abbiamo utilizzato una forbice per potature a cricco che ci ha permesso di tagliare i vari rami senza alcuno scossone.

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Dopo avervi legato sopra una stecca della larghezza adatta, abbiamo posizionato l’intero blocco all’interno dell’ arnietta prendi sciame: nenache a farlo apposta è entrato tutto perfettamente!

A questo punto, grati che fosse andato tutto così bene, abbiamo chiuso l’arnietta aperta sul fronte e posizionata vicino a dove era l’alveare precedentemente, in attesa di andarla a riprendere alla sera: questo per permettere al maggior numero di api bottinatrici eventualmente ancora lontane, di farvi ritorno prima del “trasloco” alla ValVerde.

Alla sera abbiamo chiuso l’entrata con dello scotch di carta opportunamente sagomato per non rischiare che si appiccicasse neanche un’ape, e abbiamo trasportato arnietta davanti alla nostra cattedrale dal tetto rosso che precedentemente aveva ospitato la Famiglia Papavero.

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Il mattino seguente abbiamo preparato l’arnia, estratto la famiglia calmandola con il succo di limone agli oli essenziali e sostituito la stecca superiore da trasporto con una delle stecche trapezioidali della cattedrale per poter iniziare l’inarniamento.

A questo punto abbiamo dovuto con calma e pazienza posizionare l’intero blocco all’interno e fissarlo accostando le altre stecche e tenendo il tutto ben saldo grazie a dello scotch di carta che in futuro andremo a rimuovere quando le nostre nuove inquiline avranno propolizzato tutte le fessure.

Infine le abbiamo ringraziate di cuore per aver sopportato lo stress che gli abbiamo provocato e soprattutto per non averci punto neanche una volta!

Il tempo di somministrare un pò di sciroppo fatto in casa per aiutarle ad ambientarsi nei giorni seguenti ed abbiamo richiuso il coperchio rosso.

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Inutile dire che è stata un’esperienza stupenda e ricca di emozioni, profumi e di bei ricordi. Ringraziamo ancora di cuore Alessandro per il suo prezioso e spassionato aiuto e vi ringraziamo per averci seguito ancora una volta!

Alla prossima avventura!

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E’arrivata l’estate!Lavori e trapianti!

Ciao a tutti!

Rieccoci qui nuovamente insieme per aggiornarvi su cosa stiamo facendo nell’orto.

I lavori da fare e le cose da seguire sono molte ed il tempo sembra non bastare mai, oltretutto ci si sta mettendo anche il tempo: è stata, almeno qui a Verona, la primavera più secca degli ultimi tempi, che ha seguito l’inverno più siccitoso degli ultimi anni…aiuto non piove piùùùùù!!!

Ma non temete!!!Noi proseguiamo imperterriti, anche se rallentati dalla mancanza di un pozzo, dal caldo, dalle spontanee che sembrano farsene un baffo del caldo e del secco e da tutte quelle difficoltà che si incontrano passato l’entusiasmo iniziale.

La situazione è la seguente:

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Come vedete la vita, soprattutto delle spontanee, è letteralmente esplosa!

TRAPIANTI

Abbiamo trapiantato oltre 150 piantine di pomodoro di 5 tipi diversi, basilico e melanzane che erano felicemente cresciute nel semenzaio: è stato un lavoraccio che ci ha portato via tempo e fatto di fretta perchè con l’arrivo del primo caldo alcune varietà crescevano giornalmente di 10 cm, fino a piegarsi sotto il proprio peso.

Di seguito, per chi fosse interessato, una guida per i trapianti.


Mini guida per il trapianto

Di seguito alcuni consigli pratici e da noi testati, validi in generale per tutti i trapianti di orticole:

1-Bagnare abbondantemente la terra attorno alle piantine del semenzaio almeno un’oretta prima dello strapianto: questo serve a preparare al meglio la piantina e soprattutto a compattare il terreno attorno alle radici evitando di perderlo al momento del passaggio dal semenzaio al luogo finale di trapianto.

2-Preparare al meglio il terreno, zappandolo in profondità e se possibile rialzandolo di almeno 15-20 cm: è un lavoraccio e presto vi chiederete come noi se necessario, ma dovete tenere conto che parliamo di piante annuali,il cui sviluppo dell’apparato radicale deve essere veloce e agevole, pena una crescita stentata e aggressione di malattie e parassiti.In presenza di terreni argillosi inoltre favorisce lo sgrondo dell’acqua in eccesso ed elimina pericolosi ristagni.

3-Sistemare i supporti, se necessari, prima del trapianto per evitare di danneggiare le radici già messe a dura prova: consigliamo ove possibile di recuperare legno da luoghi vicini, altrimenti vi toccherà acquistare del costoso bambù presso dei consorzi agricoli; scelta consigliata se avete poche piante, un supporto di bambù può venire a costare 0,7-1 euro a pezzo, ma sconsigliatissima se ne avete molte.

4-In semenzaio scavare in profondità attorno alla piantina evitando di danneggiare il più possibile le radici: vedrete che dopo un paio di piantine capirete subito quanta terra portare via e quanta lasciarne. Riporre in un contenitore adeguato la piantina con suo “pane di terra” e dirigersi velocemente nel luogo di trapianto che deve essere già pronto per accoglierela nuova arrivata.

5-Disporre la piantina col suo pane di terra nella buca adeguatamente predisposta (magari con una manciata di compost ben maturo o di terriccio per darle una mano nei primi giorni), facendo attenzione a non piegare su se stesse le radici che escono dal pane di terra, evitando così che crescano ricurve ma che invece si allarghino a raggiera verso l’esterno.Ricoprite il tutto con della terra ben smossa compattando leggermente il terreno attorno alla piantina per migliorarne la stabilità.

6-IMPORTANTISSIMO! Non dimenticatevi assolutamente di innaffiarle alla fine! Questo è un passaggio fondamentale che, se non eseguito adeguatamente, può compromettere la buona riuscita del trapianto e addiritura la vita della piantina stessa. L’acqua nel finale aiuta a diminuire lo shock da trapianto poichè stabilizza la piantina stessa, ridispone ed àncora meglio le radici al terreno eliminando le sacche d’aria da trapianto. Mi raccomando non dimenticate questo passaggio!

Ecco un esempio del risultato finale con una piantina di pomodoro:

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Api

Le nostre api ci stanno dando grandi emozioni, nel bene e nel male.

La famiglia Iris, lo sciame naturale che avevamo catturato, è in splendida forma, sano prosperoso e produttivo: giusto qualche giorno fa abbiamo compiuto una visita completa, favo dopo favo, dell’arnia cattedrale che le ospita.

Uno degli errori principali che i pricipianti sono indotti a commettere dalla fervente attività giornaliera davanti al predellino di volo,è di pensare che la parte centrale della giornata (dalle 11 alle 15 circa) non sia un buon momento per aprire l’alveare: nulla di più sbagliato!Infatti se proverete, come abbiamo fatto noi, a disturbare le vostre piccole amiche alla mattina presto o alla sera tardi dopo una intensa giornata di lavoro, vedrete gruppi di incavolate bottinatrici armate di pungiglione, dirigersi con precisione verso di voi per dissuadervi, con validi argomenti, dal disturbare il riposo serale o il risveglio mattutino.

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Morale della favola: mai di sera o di mattina presto, bisogna aspettare la parte centrale della giornata durante la quale le bottinatrici, munite di pungiglione e ghiandole del veleno già ben sviluppate, siano fuori a bottinare diminuendo la possibilità di indesiderate punture.

Una volta stabilito il giusto momento bisognerà munirsi di protezioni, di spruzzino con acqua o succo di limoni non trattati, spazzola per api ben bagnata e leva necessaria per estrarre i favi uniti tra loro dalla propoli. E il fumo? A quanto abbiamo visto noi se avrete tutte queste attenzioni, abbonderete con l’acqua e agirete con calma e sicurezza, non avrete bisogno di affumicarle: ricordate infatti che il fumo innesca l’istinto della fuga dall’incendio e quindi utilizzate la paura come arma di dissuasione, nulla di grave ma, a nostro avviso, se si può fare a meno ben venga!

Appena aperta l’arnia ci siamo subito accorti di un rumore basso e di sottofondo che ne usciva. Data l’elevata temperatura esterna la famiglia aveva innescato il loro natuale sistema di condizionamento interno: sbattendo coordinatamente le ali infatti si crea una costante flusso di aria fresca dentro l’arnia che permette di termoregolare la temperatura adatta allo sviluppo delle larve e ad evitare che la cera si fonda!

E’ un sistema semplice ma geniale e funziona straordinariamente bene ed è stato emozionante sperimentarlo da vicino.

Purtroppo ci sono anche delle brutte notizie poichè la famiglia papavero, quella acquistata e “assemblata” da mani umane e non da madre natura,infatti si è bloccata nello sviluppo, in verità mai iniziato, probabilmente perchè la regina fornita non era feconda. Dopo un primo sviluppo dei favi di cera infatti abbiamo notato la mancanza di covata e nella visita successiva mancava anche la regina. Siamo dispiaciuti che ciò sia accaduto poichè è tardi per immettere una regina nuova e quindi crediamo che la famiglia sia destinata a collassare… un gran peccato ma che, nella sfortuna, ci ha insegnato molto sulla differenza tra sciame naturale e artificiale.

Abbiamo inoltre notato per la prima volta alcuni esemplari di Varroa Destructor attaccati ad un paio di operaie della famiglia Iris: purtroppo la convivenza con questo parassita è inevitabile e va monitorato costantemente per evitare che i danni diventino troppo gravi o irreversibili. Incrociamo le dita e speriamo che le nostre piccole amiche trovino un modo per liberarsene autonomamente.


Qui di seguito alcune foto di come si stanno sviluppando le aiuole rialzate:

 

Speriamo di non esserci dilungati troppo e speriamo di potervi mostrare già dal prossimo articolo qualche frutto nel nostro lavoro.

Grazie a tutti come sempre per la vostra attenzione e alla prossima!

 

 

Attività primaverili

Ciao a tutti!

Dall’ultimo articolo abbiamo avuto molto da fare ma rieccoci qui ad aggiornarvi sulle recenti attività primaverili.

Api

Il primo sciame che avevamo catturato ed inarniato ad inizio Aprile, che d’ora in avanti chiameremo Famiglia Iris, sta bene e si sta sviluppando in una colonia sana, popolosa e laboriosa.Ci è anche venuto a trovare il nostro mentore apistico ed amico Alessandro Pistoia per controllarne lo stato e ci ha confermato che tutto procede molto bene.

Di seguito una serie di foto, purtroppo in bassa definizione, della prima visita “ufficiale” al nostro primo alveare:

Abbiamo evidenziato la regina con un quadretto rosso: si nota subito perché ha l’addome più lungo delle altre api e praticamente non ha strisce nere. Era intenta a depositare una delle circa 2000 uova al giorno che solitamente produce! Si noti anche che, al contrario delle regine di altri insetti, non è molto più grande delle operaie o dei fuchi, ma rispetto a loro può vivere fino a 6 anni contro i 45-60 gg di media di un operaia estiva…il tutto merito della particolare alimentazione a base di sola pappa reale prodotta dalle api operaie chiamate “Ancelle” che la circondano, sfamano e accudiscono per tutta la sua vita.

Il secondo sciame, la Famiglia Papavero che avevamo invece acquistato, ha costruito i primi favi di bianca cera e pensiamo sia finalmente iniziata la ovo-deposizione da parte della giovane regina.

Di seguito alcuni scatti rubati poco fa durante la quale abbiamo approfittato della calma serale per aprire l’arnia.

Piante in campo

Ci siamo lasciati alle spalle una gelata tardiva con alcune piante bruciate dal freddo, ma siamo molto contenti di potervi comunicare che molti fagioli e soprattutto tutte le patate di sono salvate e stanno rigermogliando come se nulla fosse!

I ravanelli sono splendidi e gustosi, anche se abbiamo notato che, seminandoli troppo fitti non hanno lo spazio fisico dove immagazzinare elementi nutritivi nella caratteristica radice bombata,quindi tendono ad andare subito a fiore privandoci della parte edibile…sbagliando si impara per le semine future e nel frattempo degustiamo quelli che vengono e ci godiamo i fiori degli altri!

Le cipolle stanno crescendo bene nonostante il fatto che i fagiani che ospitiamo sembrano divertirsi a tirarle fuori dal loro comodo rifugio sotterraneo. Abbiamo inoltre scoperto, ristudiando un po’ di antiche consociazioni contadine – a cui dedicheremo ampio spazio nei prossimi articoli- , che cipolle e fagioli non vanno molto d’accordo vicini. Staremo a vedere.

Le patate in consociazione con gli spinaci invece stanno molto bene ed abbiamo aggiunto come tocco finale 4 o 5 radici di Rafano prelevate direttamente dall’orto di casa. Questa è una buona consociazione se usata bene, infatti ci debbono essere il giusto numero di piante di rafano in rapporto alle patate altrimenti l’accostamento diventa dannoso e non più virtuoso; insomma un po’ ma non troppo, come il sale in cucina o il numero di fuchi (api maschio) all’interno di una colonia.

Naturalmente abbiamo perso i fagiolini,tutte le zucchine, molti cetrioli appena germinati ed i piselli non si sono sviluppati, ma non ci tiriamo giù di morale e procediamo con i lavori e soprattutto con le semine!

Semine

Nel prossimo articolo faremo un approfondimento sulle semine che stiamo tuttora facendo in campo e che ci stanno portando via molto tempo soprattutto dal punto di vista della pianificazione di cosa seminare, in consociazione a cosa, quanto,quando e soprattutto dove, rispetto all’orientamento del campo.

Per ora sappiate che stiamo procedendo con le semine di moltissime varietà, sia in semenzaio che in campo, ma anche nelle aiuole rialzate che a breve vi mostreremo.

Cosa, Quanto, Come

Più procediamo con questo metodo olistico di lavorare e più ci rendiamo conto di quanto sia complesso e arduo il lavoro del nuovo “AgriCultore” -è così ci piacerebbe definirci anche in futuro- e di quanta coscienza-conoscenza, attenzione e sensibilità sono necessarie quando si vuole lavorare con la Natura, nella vita e per la vita.

E’ più impegnativo dell’agricoltura cosiddetta “Convenzionale”, ma c’è la buona notizia: se si riesce a sentire cosa la Terra ti sussurra, con voce flebile ma sicura, ed a farsi guidare nelle scelte, nei tempi di lavoro con atteggiamento umile e curioso, allora Ella ti ripaga sempre…magari non come ti aspettavi tu, ma lo fa sempre e con incredibile generosità!

Dovete ricordarvi sempre, cari lettori, che il nostro scopo ultimo non è quello di COSA e QUANTO ma di COME produrre!

Alla prossima e come sempre grazie per la vostra amorevole attenzione.

Gelate tardive

In questi giorni appena dopo la Pasqua è tornato a fare freddo a Verona e si passa giornalmente dai 28 gradi di mezzogiorno in pieno sole, sino a 1-2 gradi nella notte!

Come scritto in precedenza eravamo molto contenti di aver seminato le patate, i fagioli e di aver trapiantato vari tipi di zucchine direttamente in campo, e quotidianamente andiamo a controllare il semenzaio, il campo e le nostre piccole amiche le api.

Ieri, dopo una nottata particolarmente fredda e ventosa la spiacevole scoperta…

Qui di seguito le nostre povere zucchine bruciate dal vento freddo:

E ancora le patate:

Ma addirittura si sono “bruciate” anche le spontanee più coriacee come la Piantaggine (foto sinistra) e la Sorghetta (foto destra)!

Purtroppo anche i fagioli che stavano germogliando molto bene sono stati vittima del freddo, mentre ravanelli, spinaci e piselli sembrano resistere bene.

Pur sapendo che per zucchine e fagioli non c’è più niente da fare, confidiamo che almeno le patate abbiano conservato qualche germoglio ben protetto sotto il terreno pronto a spuntare appena passerà questo freddo inusuale.

Vi confessiamo che è stato un piccolo colpo al cuore trovare le nostre piantine in questo stato, ma credo che dovremo farci il callo ed andare avanti con fiducia ed entusiasmo, sperando che sia stata l’ultima gelata tardiva!

D’altronde come disse Vince Lombardi celebre allenatore di football americano a cui fu intitolato addirittura il trofeo del superbowl:

“Non importa quante volte cadi, ma quante volte cadi e ti rialzi.”

Le api fortunatamente le abbiamo trovate un po’ tremanti ma comunque bene; per dargli una mano in questi giorni freddi e ventosi gli abbiamo somministrato un po’ di sciroppo invertito fatto in casa (acqua, zucchero e limone bolliti e lasciati riposare sotto vuoto per 2-3 settimane), così da mantenere costante il flusso di cibo in questo delicato momento.

Da una rapida ispezione la costruzione dei favi di bianchissima cera procede a pieno ritmo e dal 3 Aprile, giorno in cui le abbiamo inarniate, la famiglia sembra in salute e presa dalle attività giornaliere.

Siamo in attesa del secondo pacco d’api che dovrebbe arrivare a giorni e che andrà ad occupare la seconda arnia cattedrale che giusto ieri abbiamo dipinto con la “tintura di propoli Flambè”.

In questi giorni di attività ridotta abbiamo visto un documentario molto interessante che ci sentiamo di consigliarvi caldamente:

“Sustainable: a documentary”

Lo trovate cliccando il link sopra o, se avete Netflix o conoscete qualcuno che vi può prestare il suo account, lo trovate nella lista dei documentari con una breve ricerca.

E’ sottotitolato in italiano ed è a dir poco illuminante: proprio dall’America e dall’Illinois, patria della monocultura di mais e Soia “Round-up Ready” -geneticamente modificata per resistere al Glifosate Round-up prodotto da Monsanto- arriva questa bellissima storia vera di come il figlio di una vecchia contadina del luogo riacquisti la fattoria di famiglia e di come, assieme a moglie e figlio, risanino il terreno letteralmente ucciso dal glifosate ricominciando a produrre i più svariati ortaggi Chemical-free.

E’ veramente bello vedere come siano riusciti a costruire , assieme ad altre fattorie in rovina, una rete di produzione e vendita diretta ai ristoranti e ai panifici di Chicago in stretta collaborazione con i migliori chef e senza intermediari a determinarne il prezzo.

Vi assicuriamo che non vi pentirete minimamente di aver speso un po’ di tempo per guardare questo bel film che appartiene secondo noi alla categoria “che fa bene al cuore vedere”.

Grazie ancora e alla prossima!

All’improvviso…uno sciame!

Ciao a tutti!

Oggi scriviamo questo articolo per condividere assieme a voi una straordinaria esperienza che abbiamo vissuto pochi giorni fa: la cattura del nostro primo sciame selvatico!

Ci eravamo infatti lasciati con una bella Arnia Cattedrale pitturata e profumata di tintura di propoli e alcol, pronta per accogliere un pacco d’api in arrivo ordinato a un rivenditore specializzato e provvisto di tutte le certificazioni del caso.

Come per magia, al rientro dal lavoro, uno di noi va letteralmente a sbattere col parabrezza contro uno sciame di passaggio in cerca di nuova dimora! Spinti dalla curiosità decidiamo allora di fare marcia indietro e di ripassare nello stesso punto giusto un minuto dopo…nulla.

Dopo un altro paio di giri a vuoto notiamo finalmente un leggero ronzio nei pressi di un cespuglio di pini rinsecchiti, all’interno del cortile di uno stabile in vendita. Cosa fare? Nessuno di noi aveva mai catturato uno sciame selvatico e la nostra prima azione è stata quella di chiamare il nostro amico ed esperto d’api Alessandro Pistoia: egli ci ha detto di provare a chiedere a qualche apicoltore in zona, o di armarsi di coraggio e di arnietta prendisciame e tentare l’impresa!

Siamo andati allora a recuperare le necessarie protezioni, l’arnietta (che vedete in foto) e, dopo aver chiesto al proprietario l’accesso per il tempo necessario all’operazione (come previsto dalla legge), ci siamo armati di spruzzino con acqua pulita e una bella dose di coraggio…

Come appreso durante il corso di apicoltura naturale e dai molti testi consultati, tra cui citiamo nuovamente il completissimo “Apicoltura Tecnica e Pratica” , l’importante è essere assolutamente calmi per evitare di emettere feromoni di tensione o paura nell’aria, avere le corrette protezioni previste per chiunque tratti con le api, ed infine portarsi il più possibile vicini al glomere delle api (foto sopra) e scrollarlo, con pochi secchi colpi, proprio sopra l’arnietta prendisciame.

Potrà sembrare un po’ violento e come normale molte delle api di alzano in volo una volta toccati i telaini, ma è qui che avviene la magia: alcune delle api cadute rimangono all’interno e, se la regina è tra esse, riconosce il profumo della cera dei telaini ed il confortevole spazio fresco e buio, e subito manda un messaggio chimico alle operaie che si posizionano nella parte superiore con l’addome puntato verso l’alto iniziando poco dopo ad emettere nell’aria circostante un feromone di richiamo.

In pratica dicono alle altre: “La Regina ha deciso! Il luogo è adatto, venite anche voi, abbiamo trovato una potenziale nuova casa!”

Man mano che il messaggio arriva alle operaie in volo, si posano ed iniziano anch’esse ad emettere tale feromone: e così nel giro di un’oretta o poco più, tutte sono all’interno al sicuro,vicine le une alle altre ed in attesa di essere trasportate altrove.

Ci si può anche aiutare con alcune spruzzate molto fini di acqua pulita che tendono a far agglomerare meglio i piccoli insetti e quindi a velocizzare l’operazione.

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Una vera e propria magia che speriamo di potervi far rivivere assieme a noi appena riusciremo a recuperare e pubblicare nel giusto formato i filmati fatti durante tutte le operazioni che in questo articolo vi descriviamo.

Eseguito l’inarniamento ci siamo trasferiti presso il nostro orto dove abbiamo con calma e pazienza “scrollato” le nostre nuove piccole inquiline nella nostra arnia profumata di propoli.

Anche in questo caso gesti decisi e controllati, calma e massima attenzione a non schiacciarne neanche una: quando un’ape muore infatti emette un differente feromone di pericolo che mette in allarme e agita tutte le altre. Per cui se siete di fretta, nervosi o avete le “balle girate”, rimandate! Sono momenti delicati per loro per cui dovete usare calma e serenità: ve ne saranno riconoscenti e si faranno guidare dai vostri gesti in un modo che può lasciare letteralmente sbalorditi!

Il mattino seguente, dopo averle lasciate riposare una notte, abbiamo chiuso l’arnia con dei tappi da vino e l’abbiamo trasportata a dimora nel luogo indicatoci dal buon Pistoia durante la sua visita precedente e scelto con i seguenti criteri generali:

  • La parte anteriore corrispondente al predellino di volo, deve essere posizionata a Sud o a Sud-Est per far si che i primi raggi del sole sveglino subito le nostre piccole amiche, e per proteggerle dai freddi e umidi venti del Nord
  • Il lato a nord è bene che sia più riparato possibile dai venti e circondato preferibilmente da alberi o siepi che ombreggino d’estate e favoriscano un buon microclima attorno all’arnia stessa
  • E’ necessario munirsi di bolla per verificare che l’arnia non sia in pendenza, cosa che avrebbe un impatto negativo sulla costruzione dei favi in cera che verrebbero storti e quindi meno stabili
  • Tenete conto anche che l’erba al di sotto dell’arnia andrà saltuariamente tagliata senza l’utilizzo di decespugliatori a scoppio o batteria per evitare punture, quindi potreste anche decidere di pacciamare la base per rallentarne la crescita

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Ora non ci rimane che comunicare all’Anagrafe Apistica Nazionale la posizione dell’arnia registrandola nella relativa banca dati, obbligatoria anche per gli hobbisti, e prendercene amorevolmente cura.

Dobbiamo dire che è stata una delle esperienze più belle e magiche che abbiamo mai provato: le nostre nuove amiche hanno sentito nell’aria che avevamo un’arnia profumata da occupare e si sono presentate. Ci ha colpito la perfetta tempistica con cui tutti i tasselli si sono messi al loro posto in sequenza: l’arnia pronta e libera, il fatto che gli sciami selvaggi sono ormai una rarità e soprattutto il fatto che se fossimo passati 10 secondi prima o 10 secondi dopo nello stesso luogo, neanche le avremmo notate! E anche se sappiamo che non è così improbabile imbattersi in uno sciame in primavera, dovete ammettere che il “caso” (che secondo noi non esiste) è quantomeno curioso!

Ci rifacciamo però ad un antico detto buddhista che recita:

“Quando l’allievo è pronto, il maestro appare.”

E ci piace pensare che le nostre nuove piccole amiche avranno molto da insegnarci!

Grazie a tutti e alla prossima!

Le prime Semine!

Ciao a tutti e bentornati!

L’articolo di oggi è sulle prime semine che abbiamo effettuato in una bella giornata di primavera anticipata.

Ci eravamo lasciati con il semenzaio al coperto pieno di terriccio profumato di bosco, e la fiera Seminat alle spalle che, svoltasi in concomitanza dell’Apimell, è stata interessante ma dobbiamo dire un po’ limitata come scelta di rivenditori di sementi (solo due) e più pensata per soli hobbisti che per piccoli imprenditori. L’Apimell invece era molto meglio fornita e più trasversale.

In entrambi i casi comunque molto interessante!

Portati a casa i nostri bei semi e preparato il semenzaio, ci siamo apprestati a seminare una buona varietà di diverse cultivar:

  • Pomodori: Montecarlo F1, Black Cherry, Datterino F1, Moncherry F1. Volevamo evitare gli ibridi F1 perché tendenzialmente rispondono meno ai trattamenti Trinium, ma le varietà che abbiamo trovato adatte al nostro terreno argilloso erano queste.In futuro semineremo a confronto delle varietà Biologiche e non ibride per vedere la differenza.

 

  • Basilico: Genovese (semi dell’orto di Massimo), Red Rubin, Lemon, Thai Siam, a Foglie Piccole, e Italiano. Le molte varietà seminate sono per conoscerne le differenze e l’adattabilità al nostro terreno, e soprattutto per verificarne i differenti gradi di efficacia nella importantissima consociazione col Pomodoro.

 

  • Cucurbitacee: Zucchino Diamant F1, Nero di Milano, Tondo di Piacenza, Cetriolo classico ed infine dei semi di Melone “rigenerati” dell’eco villaggio La Nuova Terra.

 

  • Altre: Peperone Romeo F1, Peperoncini “guarda in cielo”, Evodia o “Albero del Miele”, Finocchio romanesco, Pesco, Origano, Prezzemolo comune, Sedano Groene Pascal, Porri, Melanzane scure F1.

 

  • Direttamente in campo: Ravanelli Colorati, Ravanelli a punta bianca, Ravanelli Saxa ed infine due filari da 15 metri di Piselli Nani.

Come potete vedere stiamo provano a muovere i primi passi facendo dei tentativi: sicuramente gli errori saranno molti, alcuni li abbiamo già fatti e molti ancora ne faremo, ma in questo primo anno il nostro intento è quello di creare una base di conoscenza profonda del nostro terreno, del clima e soprattutto delle varietà che meglio si adattano al nostro specifico contesto.

Abbiamo inoltre trattato il campo con il terzo trattamento Trinium a base di Solfato Potassico Magnesiaco allestito in modo non tradizionale energizzato e dinamizzato, il W05 che fa da concimazione Primaverile-Estiva prevista dai trattamenti base. Il prossimo passo sarà quello di irrorare le piantine prelevate dal Semenzaio e trapiantate a terra, con il Regena Plus, che andrà a sostituire almeno in parte il mancato Trattamento Seme previsto per l’orticola a foglia, frutto o radice.

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Infine ci siamo goduti una bella passeggiata al tramonto e abbiamo scattato qualche foto di questa primavera che sta arrivando: si avverte l’energia particolare che aleggia in questo splendido luogo…è nell’aria, nella terra, nei primi timidi ronzii lontani e nelle gemme rigonfie delle varie piante che aspettando solo il momento giusto per “esplodere” letteralmente in una miriade di colori, profumi, nettari e pollini.

Grazie e alla prossima!

Semenziaio

Ciao a tutti!

Oggi a Verona c’è stata una splendida giornata primaverile, ricca di sole, dalla mite temperatura e dall’aria pulita!

Dopo una piacevole riunione con la padrona di casa de La ValVerde ci siamo messi subito al lavoro sul Semenziaio dove metteremo le sementi che andremo questo Venerdì ad acquistare al Seminat!

Abbiamo portato fuori le belle piante di limone e sistemato i vasi, poi abbiamo tolto il terreno esausto e polveroso per poi dare una pulita generale. Infine abbiamo posizionato dei blocchi di tufo, non proprio bellissimi, ma che ci permetteranno di innalzare il livello del terriccio che useremo come substrato di coltivazione delle orticole da seme.

Questo terriccio lo ricaveremo mischiando assieme in parti variabili di:

  • Trinciato dall’intenso profumo di bosco, che abbiamo in abbondanza e che andremo a setacciare finemente per togliere radici, sassi e pezzi di legno di una certa grandezza non ancora ben compostati
  • Terreno argilloso che preleveremo direttamente dal campo e che speriamo dia corpo e nutrienti alla mistura
  • Terriccio Bio acquistato, in minima parte, per assicurarci la presenza vari tipi di torbe che trattengano bene l’acqua e l’umidità, e che con la loro acidità riequilibrino il ph alcalino del terreno argilloso

Il risultato è più o meno il seguente:

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Il processo è un pò laborioso perchè il setaccio viene effettuato con una cassetta da frutta in plastica ed il trasporto con una singola carriola, ma il risultato è proprio incoraggiante.

Appena possibile aggiungeremo anche la lista delle sementi che andremo a seminare, per ora grazie ancora per il vostro interesse e alla prossima!

OrtoStudio, cassone e terra fresata

Ciao a tutti!

Oggi 22 Febbraio 2017 abbiamo iniziato i primi veri lavori sul campo.

OrtoStudio

La mattinata è iniziata con un incontro importante: i ragazzi di OrtoStudio. Il colloquio con questi gentilissimi e disponibilissimi giovani ragazzi è stato molto importante poichè ci ha dato finalmente un pò di speranza: in realtà il nostro progetto doveva partire con i primi lavori a fine 2016, ma non ci aspettavamo un tale “Pantano Burocratico”. Ogni volta che chiedevamo informazioni per poter anche solo iniziare a realizzare questo nostro piccolo sogno, ci venivano date risposte imprecise, vaghe e contraddittorie; siccome siamo del tutto intenzionati a fare tutte le cose per bene ed in regola, ci sentivamo confusi ed “in gabbia”. Sarà un clichè ma la burocrazia italiana, con le sue regole assurde e autocontraddittorie, rischiano spesso di far morire un sogno ancora prima della sua nascita.

Per fortuna siamo stati consigliati bene ed abbiamo incontrato Cinzia e Tazio che ci hanno ridato la speranza!

Per cui se avete il sogno nel cassetto di realizzare una piccola attività agricola senza venire sommersi da scartoffie, controlli e multe… OrtoStudio!!!

Cassone del Trinciato

Rinvigoriti nello spirito da questo spiraglio di luce nel buio della giungla burocratica italiana, ci siamo immediatamente messi a realizzare il Cassone del Trinciato: in pratica un quadrato di 2×2 mt di tavole di Larice dove raccogliere e accumulare il prodotto di una mucchio di materia organica proveniente dal prato e dal bosco circostante, che da tre anni venivano accumulati in una zona specifica del prato. Durante questi tre anni tutto questo bel materiale ha riposato, compostato e fatto da casa a tanti piccoli e grandi animaletti del bosco durante i freddi inverni veronesi.

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Abbiamo anche trovato alcuni curiosi e splendidi “inquilini dormienti”che, al calduccio e circondati da un buon profumo di terreno compostato, svernavano tranquilli.

Non fatevi ingannare dalla foto, erano grandi circa come il tappo di un barattolo di marmellata, 6 o 7 cm di diametro da appallottolati! Credo siano larve di falena, se le riconoscete scrivetecelo nei commenti, grazie!

Fresatura del campo

Anche se, per vari motivi, un bel pò in ritardo , abbiamo finalmente girato la terra grazie all’aiuto di un trattorino gentilmente prestatoci da conoscenti. E’ stato emozionante per tutti noi assistere finalmente al primo fondamentale atto costitutivo di questo nostro piccolo progetto! Nella foto in basso potete anche notare il sorriso contento di Gianluca 🙂

Dovete sapere che questo campo di circa 3500 mq è stato tenuto da almeno 15 anni a questa parte a prato, quindi non concimato o fertilizzato. In pratica è a nostro avviso in una splendida condizione per essere coltivato con l’innovativo metodo Omeo-Dinamico Trinium, che in breve è un metodo assolutamente naturale di coltivare in pieno accordo e collaborazione con la natura, il cosmo e le sue forze, al fine di ottenere prodotti di altissima qualità organolettica e soprattutto “puliti” sotto tutti gli aspetti.

L’unico rammarico di questa giornata è di essere stati nella pratica costretti ad utilizzare un trattore a diesel, data la mancanza di abbastanza tempo per girare la terra con metodi naturali e visto l’ampia superficie iniziale di circa 1000 mq. Ci chiediamo se sarà un giorno possibile lavorare con macchine agricole elettriche, magari collezionando l’energia solare dai tetti della propria azienda agricola!

Sappiamo che sembra un sogno di un futuro lontano ma, come disse Alan Kay:

“The best way to predict the future is to invent it”

ovvero

“Il miglior modo di predire il Futuro è di inventarlo”

Oppure come disse Blaise Pascal :

“Per conquistare il futuro bisogna prima sognarlo!”

Grazie e alla prossima!

Finalmente si Inizia!

Salve a tutti,

siamo giunti finalmente all’inizio di questo bel viaggio che ha portato tre giovani con la passione per la natura, l’orto ed il buon cibo , ad immaginarsi e progettare il primo Orto Omeo-Dinamico cittadino di Verona!

Il contesto è quello splendido della Villa La ValVerde alle porte di Verona dove realizzeremo questo piccolo progetto innovativo.

Avremo tutto il tempo per spiegarvi cosa ci ha condotti qui e cosa ci spinge ad imbarcarci in questa nuova avventura. Nel frattempo però pubblichiamo in questo articolo le prime foto del luogo dove nascerà l’ Orto La ValVerde , il primo orto Omeo-Dinamico in città!

Grazie e al prossimo post!

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